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Nel lontano 1985, cogliendo una precisa esigenza della base, un gruppo di Associazioni Provinciali indipendenti ha fondato la Cila con lo scopo di sostenere, assistere e difendere le piccole imprese e in particolare quelle costituite da un solo titolare (che sono le più numerose), poiché l’indifferenza delle Istituzioni e la scarsa attenzione delle Confederazioni di categoria “più grandi” stavano imbavagliando e mettendo in serie difficoltà i piccoli imprenditori. In particolare la nuova legge quadro approvata l’8 agosto di quello stesso anno (che veniva osannata da tutte le Confederazioni artigiane) ci lasciava profondamente perplessi per il fatto che, con quella legge, si consentiva anche alle imprese manifatturiere interamente meccanizzate di qualificarsi come imprese artigiane. Ciò significava svalorizzare non solo il concetto di artigiano, ma anche il prodotto dallo stesso realizzato. Gli imprenditori artigiani Partendo dal presupposto che nella stragrande maggioranza, prima ancora che imprenditori, essi sono lavoratori autonomi altamente creativi e specializzati, la Cila ha imposto un nuovo modo di affrontare i problemi che li riguardano e ha lanciato un chiaro messaggio: “Ci siamo anche noi! Vogliamo contare per quello che rappresentiamo e portare la nostra voce alle Istituzioni” (e qui vogliamo comprendere anche quella delle piccole aziende commerciali ed agricole). Per molti aspetti, i problemi dei piccoli imprenditori commerciali ed agricoli non sono diversi da quelli artigianali. Nell’interesse e per il bene comuni, le tre categorie devono lavorare unitariamente. Ciò non può che dare più forza contrattuale alle loro rivendicazioni e creare una sorta di “trincea” comune nei confronti delle grandi imprese che si stanno coalizzando con gruppi finanziari e assicurativi per controllare meglio i mercati mantenendo ai margini, e in molti casi espellendo dal tessuto produttivo e sociale i piccoli imprenditori. Lo dimostra il fatto che fino ad ora migliaia di piccole imprese sono state costrette a cessare l’attività. Se è vero – come spesso viene dichiarato a gran voce – che le piccole imprese formano la base sostanziale della nostra economia e si vuole dare un supporto all’impresa minore, chi legifera deve tenere conto della sua fragile struttura aziendale e deve emanare disposizioni tali che possano rimuovere le vere difficoltà e i condizionamenti per evitare il pericolo di soffocare e fare chiudere le imprese più fragili ancora attive. E’ da rilevare che il legislatore, quando istituì la prima legge che disciplinava l’impresa minore, guardava con particolare attenzione il settore dell’artigianato, considerandolo estremamente fragile: la sua potenzialità risiedeva nella sua manualità e nella sua operosità creativa, ma nella maggioranza dei casi disponeva di una struttura organizzativa aziendale molto modesta; perciò previde per il settore agevolazioni creditizie ed assistenziali: per evitare che eventuali fattori negativi non previsti potessero creare pericolosi stati di difficoltà e di recessione. La CILA Organizzazione rappresentativa a livello nazionale Negli anni che hanno seguito la fondazione della Cila – nonostante il cordone di isolamento creato nei nostri confronti dalle altre Confederazioni e le numerose difficoltà – l’impegno costante e mirato dei nostri dirigenti ha segnato la crescita costante della attività politico-sindacale della Confederazione, anche se non sono mancati momenti di scoraggiamento. Ma i successi conquistati a livello provinciale, regionale e in campo nazionale si devono soprattutto alla collaborazione attiva, fattiva e costante delle singole associazioni territoriali e ai loro associati. Eppure, per ottenere il riconoscimento della rilevanza nazionale della Cila si è dovuto attendere fino al marzo 1993. Oggi siamo in grado di affermare con orgoglio e convinzione di essere la Confederazione che, da sempre, è stata a fianco dell’impresa minore perché in grado di comprendere a fondo il valore reale e insostituibile della piccola impresa e il ruolo essenziale che essa svolge nella società contemporanea con i suoi servizi e con il suo contributo sostanziale a sostegno dell’economia nazionale e per il contributo al contenimento della disoccupazione, in particolare di quella giovanile. I dirigenti della Cila conoscono a fondo e bene quanto gravi e pesanti siano i problemi che i piccoli imprenditori debbono affrontare quotidianamente. La piccola imprenditoria e quella artigiana in particolare ha, almeno in parte, retto all’urto di una profonda e dilagante crisi economica. Può vantare il merito di avere resistito da sola, senza alcun valido sostegno e nel disinteresse generale delle Istituzioni, che rivendicano di aver messo a disposizione delle imprese una serie di incentivazioni finanziarie emanando provvedimenti pieni di buoni propositi e di belle parole, ma per lo più inattuabili, almeno per i piccoli imprenditori. Questi, in linea generale, sono stati i motivi che ci hanno indotto a fondare la Cila il cui scopo primario è la tutela e la difesa dell’impresa più piccola in quanto la più fragile (come intuiva il legislatore costituente diversamente dai successivi legislatori che con il passare del tempo hanno disincentivato l’impresa più piccola a favore di quella più grande). L’impegno della CILA Partendo da queste premesse, la CILA ha ispirato la propria azione quotidiana denunciando costantemente le diseguaglianze e le debolezze del Sistema. In particolare, perché si promuovesse la crescita effettiva e non illusoria della piccola impresa, si è sempre battuta perché nelle singole materie, non si facessero piccoli aggiustamenti o parziali modifiche legislative, ma si ponesse mano a riforme radicali che ridisegnassero totalmente la legislazione vigente. Per il fisco ad esempio, la CILA ha sostenuto con forza che sono utili ma non sufficienti gli incentivi posti in essere per le imprese, ma è necessario modificare un sistema che penalizza troppo chi lavora e vuole produrre ricchezza e occupazione. Per quanto riguarda il credito la CILA ha sempre rivendicato una rivoluzione a 360 gradi, con provvedimenti legislativi che impediscano in modo tassativo alle Banche di strangolare l’economia della piccola impresa favorendo soltanto le grosse concentrazioni economico finanziarie. Perché così facendo non si favorisce un equilibrato sviluppo economico del Paese, ma si determina il collasso di imprese che notoriamente producono oltre l’80% del PIL. Anche per quanto riguarda la formazione la CILA sostiene che è necessaria una grande trasformazione della tendenza in atto per evitare inutili sprechi e mirare maggiormente agli obiettivi formativi da raggiungere. Insomma, un impegno costante e vigile su tutti i problemi che riguardano la Piccola Impresa. |